Sul caso Sea Watch 3

 

 

Da arrestare è il ministro Salvini

Raffaele K. Salinari, 30.06.2019, “Il Manifesto”

 

Chi va “arrestato”, cioè contenuto culturalmente e politicamente, è in queste ore il ministro degli Interni, il Capitano che ha voluto, a bella posta, spettacolarizzare l’arresto giudiziario della Capitana della Sea Watch 3.

Un gesto che diventa la metafora, dal greco meta-foreo, portare oltre, della situazione verso la quale il pensiero sovranista e xenofobo vorrebbe far transitare ciò che resta della democrazia repubblicana, del rispetto di norme da tempo codificate nel Diritto Internazionale dei Diritti Umani.

Il profetico Guy Debord, già nei lontani anni ’50 del secolo scorso, ammoniva che: «Tutta la vita delle società in cui regnano le moderne condizioni di produzione si presenta come un’immensa accumulazione di spettacoli. Tutto ciò che era direttamente vissuto si è allontanato in una rappresentazione. Le immagini che si sono distaccate da ciascun aspetto della vita si fondono in un corso comune, dove l’unità della vita non può più essere ristabilita».

Ed ecco il punto, il vero arcano della vicenda Sea Watch e della sua coerente e coraggiosa Capitana: tornare col suo gesto a far palpitare l’umanità offuscata dalla immagini che ripetono, oramai stancamente, il dramma dei migranti. Ancora una volta è necessario un sacrificio, qualcuno che si immoli, che si faccia bruciare, questa volta non sulle fiamme di un altare, ma dai flash dei fotografi, per riportarci verso quel cuore sempre palpitante della nostra comune umanità.

Ed è esattamente questo che la galassia sovranista, xenofoba, razzista, aborre sopra ogni cosa. Che esista ancora, in questi tempi di rinascente barbarie, di turpiloquio politico, di decadimento culturale, qualcuno che si faccia katékon, baluardo, attore del gesto giusto, testimone irriducibile e scandaloso di leggi ancestrali, quelle che abbracciano il corpo dolente dell’umanità intera, è ciò che fa scatenare le reazioni rabbiose di chi va arrestato. Perché? Perché non è possibile cancellare con una dichiarazione Facebook tutta la strada da cui questi migranti provengono, le condizioni di guerra, sofferenze, torture, vessazioni, cui sono stati sottoposti e che li ha spinti, loro malgrado, a venire qui.

E ancora, dato che come diceva un baluardo della Prima Repubblica a pensar male si commette peccato ma ci si piglia, quanto è conveniente per le destre questa volontà di ignorare le cause delle migrazioni per poi lucrare sugli effetti? Le ondate di odio che si sono riversate nei confronti della Capitana Carola non sono forse uno schermo coprente per quelle di caldo che, però, nessuno sembra veramente interessato a contenere? E migliaia di esseri umani che ogni giorno tentano di sopravvivere emigrando, non sono forse la copertura ai milioni che ancora vivono sotto la soglia di povertà a causa di una sistema mondiale iniquo?

Dati i risultati elettorali che vengono dalla non gestione dei grandi problemi che affliggono l’umanità, e che prima o poi riguardano tutti, e non ci sono muri che tengano, bisogna inferire che, ancora una volta, chi va arrestata non è la Capitana, ma la visione di un mondo in cui le diseguaglianze vengono alimentate o lasciate deliberatamente incancrenire affinché il loro spettacolo produca reazioni ancora più negative verso la loro soluzione. Sarebbe molto meno facile, in sostanza, la vita di questo Governo, se si dovessero di converso affrontare veramente le cause che producono le migrazioni, a cominciare dal pantano libico o dai fondi per le azioni di cooperazione.

Non è certo un caso che quando si è prospettato un accordo che cominciava ad affrontare questi problemi in maniera globale attraverso il Global Compact, il nostro Paese non ha firmato, certo in buona compagnia a cominciare dallo splendido Trump con i suoi annegati nel Rio Grande. E allora, forse, la carica eversiva reale, archetipica, del gesto della Capitana, ma anche di tutti quelli che lo sostengono contro la marea di denigrazioni che si sono alzare in queste ore, è proprio quella di riaffermare uno sguardo che va oltre lo spettacolo uniformizzante e stereotipato sui pericoli delle migrazioni offerto dalle destre, per illuminare un orizzonte molto più vasto, contro cui il pensiero del ministro Salvini si arresta.

 

 

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Prima ti picchio poi mi perdono

 

Mariangela Mianiti, 02.07.2019, “Il Manifesto”

 

Habemus Corpus. «Spero che ti violentano sti negri. A quattro a quattro te l‘hanno da infilare. Devi andare in galera». Li abbiamo sentiti o letti tutti questi complimenti con cui è stata accolta Carola Rackete

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«Spero che ti violentano sti negri. A quattro a quattro te l‘hanno da infilare. Te piace o cazzu nigro. Zingara. Venduta. Toossicaaaa. Le manette, le manette. Vattene. Vergognati. Devi andare in galera». Li abbiamo sentiti o letti tutti questi complimenti con cui è stata accolta Carola Rackete, la capitana della Sea Watch, appena è attraccata a Lampedusa e subito arrestata. Le voci sono di un gruppo di giovani uomini che, poi, urlano contro i deputati del PD saliti sulla nave: «Le mogli vi devono stuprare sti clandestini. Viva gli italiani, viva gli italiani, viva gli italiani».

IL GIORNO DOPO, uno degli eroici pronunciatori di quelle frasi, un pizzaiolo di 23 anni, sorridendo un po’ imbarazzato e mentre si tormenta una manica della maglietta nera, dice a un giornalista del sito Sikelia news: «Sono pentito. Più che altro ero bevuto. Il giorno prima tre tunisini avevano provato a molestare la mia ragazza e dalla rabbia ho detto cose che non sento mie, però purtroppo le ho dette e mi dispiace. Mi dispiace perché ho usato parole contro una donna e non voglio passare per sessista. Io non sono razzista. Ho tanti amici di colore e ho buoni rapporti. Chiedo scusa alle donne, e un po’ a me stesso perché non sono questa persona qua».
Non si sa se queste scuse siano sincere o suggerite da qualcuno per evitare il rischio di denunce. In ogni caso non è questo che conta, ma il meccanismo che si è manifestato. Abbiamo un gruppo di uomini inferociti e incitati da una donna, Angela Maraventano, esponente leghista di Lampedusa, di così specchiata italianità che nel 2012 fu condannata in primo grado dal tribunale di Agrigento per non aver pagato i contributi Inps a un dipendente del suo ristorante. Da mesi i suddetti eroi della protesta sentono il ministro dell’interno additare gli immigrati come la causa di tutti i mali italiani. Lo sbarco della Sea Watch è da giorni fra le prime notizie. Il casus belli non sono i migranti altrimenti i leghisti di Lampedusa avrebbero dovuto manifestare anche contro il barchino proveniente dalla Tunisia che il giorno prima è entrato in porto senza problemi sbarcando 20 migranti, oppure contro i 236 che sono arrivati sull’isola dal 19 giugno scorso. In realtà il nemico da combattere sono le ong e quindi l’arresto di Carola Rackete è un’occasione ghiottissima per dare fuoco alle polveri e sfogo alle viscere.
Ora, non è che uno il giorno prima può urlare «Spero che ti violentano», e lasciamo perdere l’assenza del congiuntivo, e il giorno dopo dire «Mi dispiace» approntando come giustificazione proprio le molestie ricevute dalla propria ragazza. Se la violenza contro una donna non ti piace, non ti deve piacere per nessuna, sennò siamo alla difesa della fidanzata in quanto proprietà e non come essere umano. Stessa cosa dicasi per i migranti.

NON BASTA dire per non esserlo, bisogna dimostrarlo con i fatti sennò non vale.
Infine quel «Chiedo scusa a me stesso perché non sono così» equivale a un’autoassoluzione. È come dire: «Vabbè sì, ti ho insultato, augurato ogni male, ma ero ubriaco e fuori di me. Dai non è successo niente, mi sono fatto del male da solo, e quindi chiedo scusa a me stesso e mi perdono». Qualcuno aveva detto In vino veritas. Avendo visto molti ubriachi posso dire che quella massima è vera, e cioè che la ciucca tira fuori chi si è nel profondo e per una ragione semplicissima: l’alcol inibisce i freni inibitori. Quindi, ardimentosi nemici delle ong, bevete pure per capire chi siete, poi cominciate a lavorare sui vostri fantasmi interiori, che ne avete bisogno.

mariangela.mianiti@gmail.com

 

 

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Con Carola Rackete e Pia Klemp, per la giustizia e l’umanità

 

02.07.2019, “Il Manifesto”

 

Appello internazionale . La raccolta di firme per le due comandanti della Sea Watch, entrambe sotto processo in Italia

La Sea Watch 3  

La Sea Watch 3

 

Facendo arrestare come una «fuorilegge» la capitana Carola Rackete e accusandola di «rifiuto di obbedienza a nave militare», sequestrando la Sea Watch 3 come «nave pirata», minacciando l’Ong proprietaria di una «maximulta» per decine di migliaia di euro, il ministro Matteo Salvini, il quale sembra ormai esercitare nel suo paese un potere illimitato, aggiunge il delirio all’infamia. Pone l’Italia al di fuori del diritto internazionale e dei principi fondamentali dai quali i nostri Stati derivano la propria legittimità democratica. Se i suoi piani non verranno fermati, le conseguenze saranno gravi.

Dal canto suo, «forzando il blocco» della guardia di finanza italiana dopo quattordici giorni di tergiversazioni da parte dell’Ue e dopo la biasimevole ammissione d’incapacità da parte della Cedu (Corte europea dei diritti umani), la capitana della Sea Watch 3 ha fatto solo il proprio dovere approdando a Lampedusa malgrado il divieto, per salvare i passeggeri stremati. Se ne è assunta le responsabilità ma non deve pagarne ingiustamente il prezzo. I cittadini d’Europa e i loro governi – interessati e coinvolti per primi – devono fare immediatamente tutto quanto è necessario perché cessi la persecuzione illegale e disonorevole contro i salvatori e l’equipaggio di Sea Watch 3.

Non dimentichiamo poi che un’altra capitana tedesca, Pia Klemp, è sotto processo in Italia per aver salvato oltre mille vite nel Mediterraneo: accusata di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e di complicità con gli «scafisti», rischia venti anni di carcere e una multa di 15.000 euro per ogni vita salvata. Un fatto che provoca l’indignazione di molti in Europa e nel mondo ma che non sembra smuovere i nostri governi. L’obiettivo è intimorire chi salva vite umane, ma Carola e Pia non saranno le ultime ad assumersi il rischio, mentre nel Mediterraneo prosegue l’ecatombe di annegati, con la complicità degli Stati che dovrebbero impedirla.

Chiediamo dunque al governo italiano di rinsavire, abbandonare i processi, liberare immediatamente la capitana Rackete e sbloccare la Sea Watch 3 affinché possa continuare la propria missione. Esigiamo che, in collaborazione con le Ong e gli altri paesi europei, siano accolti gli uomini, le donne e i bambini fuggiti dalla guerra e dalla morte in mare, e che le loro richieste d’asilo siano avviate correttamente. Esigiamo che il governo italiano smetta di criminalizzare la solidarietà esercitata in nome dei diritti umani da parte dei suoi stessi cittadini. Esigiamo che smetta di aizzare l’opinione pubblica contro i migranti privati di tutto e forzati ad abbandonare l’Africa.

Facciamo appello al nuovo Parla mento europeo affinché proponga, alla Commissione affinché elabori, e ai governi affinché decidano, nello spirito della Convenzione di Ginevra, un sistema europeo comune di asilo, e le regole per un’equa ripartizione delle persone, così da permettere all’Europa di onorare i suoi obblighi e ripristinare la sua legittimità morale, dando anche prova di capacità politica. Chiediamo a queste istituzioni il rispetto delle convenzioni Solas e Sar che impongono lo sbarco in un porto sicuro delle persone soccorse in mare, dichiarando che attualmente né la Libia né la Tunisia si possono considerare tali. Chiediamo che ordinino la ripresa dei salvataggi in mare e smettano di finanziare la guardia costiera libica che insegue e tortura i fuggiaschi con la scusa di lottare contro il traffico di esseri umani. Ogni altro atteggiamento, di fatto, è criminale, vile e idiota. Volendo risparmiare situazioni di conflitto all’Europa, in realtà le stimola e distrugge l’avvenire del continente.

Infine, facciamo appello a tutte le cittadine e i cittadini dell’Unione europea perché si sollevino contro la politica di ostilità verso i rifugiati e i migranti, una politica di cui l’Italia attuale si vanta e che altri paesi praticano in modo ipocrita. Chiediamo alle persone di solidarizzare con Carola Rackete e Pia Klemp. Mentre Matteo Salvini e altri vorrebbero trascinarci nell’ignominia, queste donne coraggiose, con i loro equipaggi, sono l’onore del continente europeo. Cittadine e cittadini dell’Ue, battiamoci per la loro liberazione e uniamoci alla loro lotta, che sta crescendo. È difficile, certo, ma si tratta di sfide di grande portata: contro l’arbitrio, contro l’isteria xenofoba, contro il razzismo, per il diritto, per la vita umana, per l’ospitalità, a fianco di chi la fa vivere.

’Tra i primi firmatari dell’appello:

*** Michel Agier, anthropologue (France); Pouria Amirshahi, éditeur de presse (France); Etienne Balibar, philosophe (France). E tra gli italiani Giacomo Marramao filosofo, Sandro Mezzadra politologo, Antonio Negri filosofo, Barbara Spinelli ex deputata europea.